LE AZIENDE DELL’UNIONE ITALIANA PER L’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE:  “IL 100% DI OLIO DI PALMA CHE USIAMO E’ CERTIFICATO RSPO”

LE AZIENDE DELL’UNIONE ITALIANA PER L’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE: “IL 100% DI OLIO DI PALMA CHE USIAMO E’ CERTIFICATO RSPO”

Nel corso dell’evento promosso dalla Roundtable on Sustainable Palm Oil – l’associazione che definisce lo standard di certificazione riconosciuto a livello globale – Allocca, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile conferma: “Bene l’impegno delle nostre aziende sul fronte della sostenibilità, ora puntiamo entro il 2020 a criteri ancora più stringenti”

Giovedì 9 giugno 2016 — L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (realtà formata da Aziende attive in vari settori merceologici nei quali viene usato olio di palma) conferma un importante obiettivo già raggiunto in termini di sostenibilità del palma e rilancia il suo impegno su questo fronte ponendosi nuovi sfidanti obiettivi: “Tutte le aziende utilizzatrici di palma che aderiscono all’Unione adoperano già solo olio di palma 100% certificato RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil).  Oggi rilanciamo la sfida, puntando da qui ai prossimi 4 anni ad adottare criteri di sostenibilità ancora più stringenti rispetto a quelli attuali già di alto livello. I risultati che le nostre aziende utilizzatrici hanno raggiunto sono la dimostrazione che la via della sostenibilità nella produzione di questo ingrediente esiste ed è percorribile. Proprio questa via è la stessa tracciata anche dalle grandi organizzazioni internazionali, come Greenpeace e WWF International, che continuano a considerare il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili. L’Unione è nata per promuovere la produzione sostenibile di questo ingrediente e, proprio per questo, continuiamo a puntare al miglioramento, entro il 2020, della sostenibilità della filiera sulla base di criteri ancora più stringenti. Questo è anche l’obiettivo della carta di Amsterdam che a dicembre 2015 abbiamo firmato insieme alle altre alleanze nazionali europee e ai Governi di Danimarca, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi” ha dichiarato Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, nel corso dell’evento organizzato da RSPO dal titolo “100% olio di palma certificato sostenibile in Europa: un imperativo per combattere i cambiamenti climatici”.

Nel corso del suo intervento, Allocca ha posto ancora l’attenzione sugli elementi che rendono il palma un ingrediente sostenibile e sull’importanza di usare un prodotto certificato. “È importante sottolineare che, tra le sue caratteristiche principali, l’olio di palma è il più sostenibile degli oli vegetali presenti sul mercato, potendo contare su una migliore resa per ettaro rispetto ai suoi competitors. La palma da olio – prosegue Allocca - ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro: 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro), 6 volte di più del girasole (0,58 t/ettaro), addirittura 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro) e 11 (0,32 t/ettaro) rispetto all’olio di oliva. Questo significa che oggi la palma da olio si “accontenta” di 17 milioni di ettari di terreno per fornire il 35% del fabbisogno mondiale di olio vegetale. Mentre servono ben 111 milioni di ettari perché la soia garantisca appena il 27% del fabbisogno globale”. L’olio di palma è insomma, ad oggi, la migliore opzione in termini di sostenibilità, come già confermato dalle grandi associazioni ambientaliste come WWF International e Greenpeace International, che si sono schierate proprio a favore dell’olio di palma sostenibile e contro il boicottaggio di questo ingrediente.

Ma cosa intende l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile per “olio di palma certificato secondo criteri più stringenti”? Su questo punto aiuta a fare chiarezza Carlo Alberto Pratesi, Professore di Economia e Gestione delle Imprese al Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università Roma Tre: “Esiste un olio di palma che non danneggia l’ambiente e le comunità locali ed è quello “Certificato Sostenibile”. I criteri della certificazione che devono diventare sempre più stringenti permettono di identificare un tipo di olio che: ha origini conosciute e quindi tracciabili; è stato prodotto senza convertire foreste e nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione, con pratiche colturali rispettose delle foreste ad alto valore di carbonio e con pratiche agricole atte a preservare le torbiere; non proviene dalla conversione in piantagioni di aree sottoposte ad incendi volontari che protegge i diritti dei lavoratori, popolazioni e comunità locali, rispettando il principio del consenso libero, preventivo e informato; che promuove lo sviluppo dei piccoli produttori indipendenti”.